Tradizioni

Usi, costumi, riti, processioni costituiscono un segmento importante della storia ardesiana: per questo possiamo dire che Ardesio è un po' la patria della riscoperta di tutto ciò.

Diamo un rapido sguardo alle tradizioni più importanti della comunità: il 31 gennaio di ogni anno, alle prime ombre notturne, ragazzi e giovani muniti di campanacci, tolle e "cioche" si lanciano per le vie strette di Ardesio pronti a scacciare l'inverno. E' la passione per la "scasada dol zenerù", che oggi è più viva che mai. Coinvolge spontaneamente gli abitanti, richiamandoli anche dai paesi circostanti, e li spinge all'aperto, sifidando il maltempo, tutti pronti, col maggior fracasso possibile, ad allontanare un altro terribile inverno. Il "Zenerù" viene rappresentato da un pupazzo che alcuni giovani preparano, per poi arderlo.

Altrettanto famoso ed enigmatico è il "carneal dol magnà" che si tiene nella frazione di Bani. E' una rappresentazione drammatica dell'ultima domenica di carnevale. Le maschere non inducono alla baldoria, ma ricordano i momenti di paura e di tensione vissuti da questa comunità. Con il "testament del Burtulì", che da qualche anno accompagna la mascherata, si vuole rappresentare il riscatto della povera gente sulle autorità usurpatrici.

A Valcanale il 9 febbraio si festeggia il "ritorno del sole" sul campanile della chiesa parrocchiale. Per oltre mesi all'anno la massiccia cima del Fop nega al sole di illuminare la zona. Con l'arrivo dei primi raggi ritorna la vita in questa bellissima valle.

Durante la stagione primaverile, il capoluogo vive il tradizionale "gioedè dè la mèsa". La notte del giovedì di Quaresima, i "soliti ignoti" girano furtivamente per le vie del paese e, si soffermano dinanzi alle abitazioni delle nubili, ed oggi anche degli scapoli, per segnare gli antistanti marciapiedi con croci la cui grandezza sarà proporzionata alla fama celibataria degli interessati.

Dal famoso soprannome che hanno gli abitanti di Ardesio, "i cavre dè ardès", è nata da diversi anni la ricorrente "Fiera delle capre". Ogni anno, una vera e propria sagra paesena, con protagonisti questi animali, richiama allevatori e semplici curiosi che si accalcano nei tendoni appositamente predisposti a contenere decine di espositori con i loro capi.

Festività religiose

Le numerose festività religiose che si svolgono in ogni contrada del nostro Comune rappresentano ancora oggi un appuntamento importante, non solo per i residenti ma anche per quanti vissero per molti anni prima di abbandonare il loro borgo natio.

Così succede a Piazzolo, il 22 agosto, quando si celebra la festività dedicata a Santa Maria Maddalena. Una volta era tradizione mettere all'incanto formagelle nostrane il cui ricavato andava a favore della chiesa.

A Bani, il 14 agosto, con la ricorrenza della "Madonna della Cintura". Alla vigilia hanno luogo i fuochi d'artificio. Il 24 giugno invece si tiene la festa del patrono della parrocchia, S. Giovanni Battista.

Ad Ave il 16 agosto si celebra S. Rocco: la statua del patrono percorre mulattiera e sentieri prima di far ritorno in chiesa.

Santa Lucia e Santa Elisabetta vengono onorate rispettivamente a Botto Alto ed a Ludrigno.

La Contrada del Ceretefesteggia il 24 settembre la "Madonna della Mercede", mentre a Cacciamali l'8 settembre si ricorda la Natività di Maria. Nonostante la Contrada sia spopolata, enorme afflusso di persone da tutto il paese la ravvivano per l'intera giornata.

Nella frazione di Valcanale particolarmente sentita è la festa della patrona, S. Maria Assunta, il 15 agosto; la processione del pomeriggio, accompagnata dal corpo musicale, è particolarmente suggestiva. Ancora a Valcanale, il 9 febbraio, viene festeggiato il ritorno del sole. Molto sentita in Contrada Marinoni la solennità in onore della "Madonna del Carmine".

La festa grande di Ardesio è comunque quella che si svolge ogni 23 giugno. Appunto il 23 giugno 1607 ci fu l'Apparizione miracolosa della Vergine. Nella ricorrenza la Comunità di Ardesio vive un momento di gioia e di fede particolare. Numerosi ancora oggi i pellegrini provenienti da paesi vicini e lontani. La sera del 22, dopo la solenne e partecipata processione, hanno luogo i famosi fuochi d'artificio, e il paese si anima sino a tarda notte con le luci e i suoni di ambulanti e giostrai. E' tradizione, nei ristoranti, chiedere di poter mangiare la trippa.

Chiese

 

La Parrocchia

parrocchia

Incamminandoci verso il centro del paese, scorgiamo sulla destra la casa parrocchiale del XV-XVI secolo e, prima della stessa, una fontana con mascherone e decorazioni scolpito nel marmo di Ardesio.

Poco oltre si può ammirare l'imponenza della Chiesa Parrocchiale; l'ingresso del sagrato è ornato da due spalle poliscili che apparterrebbero alla primitiva chiesa parrocchiale del 1176. Nel 1455 infatti il vescovo Barozio favoriva la costruzione di una nuova chiesa che nel '600 venne adornata di affreschi e stucchi. Il suo presbiterio fu adibito a sagrestia quando nel 1737, su disegno del Caniana, sorse la chiesa attuale dalle ampie volte in "tufo" di Nasolino.

L'interno appare soverchiato dalle decorazioni eseguite nel 1864 dai fratelli Maironi e dal garibaldino Paolo Mazzoleni. Lo splendido altare maggiore è della bottega dei Fantoni, come pure i monumentali altari del Rosario, dal bellissimo tabernacolo, e del Suffragio. Il dipinto più pregevole è una tela di Carlo Cresa, del 1674, e raffigura l'Annunciazione e l'Angelo custode tra i Santi Lorenzo e Giorgio. La grande pala centrale è firmata dal veronese Saverio Dalla Rosa (1783). Del clusonese Querena gli ovali sul presbiterio (1837). Gli affreschi del coro, quello sulla porta centrale e quelli fantasiosi della volta, sono pure essi dei fratelli Maironi (1864). Tra le sculture in legno, famosi il compianto di Cristo ed il pulpito come la statua di S. Biagio, tutte opere fantoniane del '700. Gli stalli del coro sono di fattura artigianale del 1620. Del '600 sono pure quattro angeli in legno intagliato e dorato. Il campanile fu eretto nel 1487 e sopraelevato nel 1871.

Sul sagrato merita di essere annotata la Chiesa dei Disciplini con all'interno uno splendido altare ligneo, e la cappelletta di S. Rocco con affreschi quattrocenteschi.

 

 

 

Il Santuario

santuarioPoco sopra Piazza Moretto c'è il Santuario dedicato alla Madonna delle Grazie. Opera di sommo rilievo storico è l'organo (1636) di Giovanni Rogantino di Morbegno (SO). L'altare è costruito sul luogo ove avvenne la prodigiosa apparizione della Madonna. Sopra l'altare, il dipinto delle Sacre Immagini del XV secolo; ai lati del presbiterio due ovali opera del Guadagnini, così come le due pale al centro della chiesa.

A lato del confessionale, la pala dell'Incoronazione di Maria, è attribuita a Palma il Giovane. Nello scurolo sotto l'altare è depositata la scultura linea dell'Apparizione, opera artigianale della Val Gardena, mentre a lato la sala degli ex-voto, e la sala del Sacro Sepolcro, gruppo di sculture di bellissima fattura della bottega Fantoni. Nel 1645 iniziarono i lavori di costruzione dell'alto campanile (66 metri) che venne definitivamente ultimato vent'anni dopo.

Fuori, sull'omonima piazza, si può ammirare la pregevole architettura dei palazzi appartenuti alle famiglie Moioli, Maninetti, Cacciamali, e della Casa del Pellegrino.

 

 

 

 

 

 

 

San Pietro

spietroAvvicinando Ardesio dal fondovalle e varcato il Ponte di Ludrigno, ci viene offerta subito una suggestiva visione: la bellissima chiesetta di S. Pietro.

L'Oratorio, costruito sull'estremo limitare di un antico terrazzo fluviale, sembra sia sorto su una preesistente tribulina romanica. Difficile appare una datazione precisa: è probabile che la costruzione abbia avuto inizio nel XIV secolo con sostanziali rifacimenti nel XV. Sicuramente posteriore è la costruzione del porticato che si dice avvenuta in ottemperanza agli auspici di Carlo Borromeo nel XVI secolo.

All'interno un certo interesse richiama l'altare maggiore col sovrastante affresco attribuito ad "Alessandro de Ardese". Particolare suggestione richiama anche l'affresco del Battesimo di Cristo. Un ultimo particolare: l'affresco segue le forti ondulazioni delle pareti che nella restante parte è perfettamente piana. Ciò conferma l'ipotesi di chi fa risalire l'affresco al 1400.

 

Frazioni

Situata all'altezza di 987 metri vi è la frazione di Valcanale, la più importante del Comune sia per abitanti, che per la sua conformazione territoriale. E' sede parrocchiale, ed è dotata di numerosi servizi, compreso il servizio pubblico di trasporto di linea. E' nota inoltre per aver avuto impianti turistico - sportivi invernali che, nel passato, ne hanno incentivato lo sviluppo e la vita. Ricca di bellezze ambientali, Valcanale rimane meta turistica ambita. Sul suo territorio si trova il Rifugio alpino dell'Alpe Corte, uno dei rifugi situati a più bassa quota (m. 1.410); qui inizia il "Sentiero delle Orobie".

Bani è collegata da una strada che si stacca da quella principale di collegamento tra il capoluogo e Valcanale, si erge a 1.025 m. di altitudine. Situata alle pendici dell'omonimo monte, gode di una posizione paesaggisticamente incantevole. Collegata da poco con una strada a Novazza, frazione del vicino Comune di Valgoglio, conta circa 100 abitanti. Famosa per aver avuto, tra la fine dell'800 e sino al 1934, in veste di parroco, Don Francesco Brignoli, "ol Pret di Bà", che si dice facesse miracoli.

La contrada Valzella è sulla strada provinciale di fondovalle e confina con il Comune di Villa d'Ogna. Vive una fase di espansione perchè oggetto di insediamento di edifici di tipo artigianale/industriale. E' l'agglomerato urbano di Ardesio a più bassa quota (530 m.). Con la località More conte circa 150 abitanti.

Storicamente Ludrigno è tra le contrade più famose del Comune; oggeto di una ritrovata espansione edilizia, raggiunge ormai i 130 abitanti. Situata a 560 m. di altitudine, si trova ai piedi del "Vendol" ed è stata, più volte nella storia, tormentata da valanghe staccatesi dalle pendici del Monte Secco e che non di rado raggiungono il Serio lungo il tracciato della suddetta valletta. E' uno dei nuclei di più antica formazione del Comune: mantiene ancora visibilissima la sua interessante struttura architettonica che ben giustifica l'interesse e lo studio degli appassionati di archittettura minore bergamasca.

La contrada Cacciamali un tempo vivace e prospera per le sue antiche miniere argentifere e feudo di una nobile ed antica famiglia ardesiana, da cui appunto prese il nome, oggi è completamente spopolata. Situata all'altitudine di 1.100 m. è servita da una disagevole via di accesso. Ciò non ha però impedito che nel corso degli anni si realizzassero numerosi interventi di restauro e risanamento edilizio, che hanno portato alla luce una pregevole architettura. Così nelle lunghe giornate la contrada torna a vivere come un tempo. Vi si trova una bellissima chiesetta del XVI secolo con affreschi risalenti allo stesso periodo.

Antiche e bellissime abitazioni di montagna creano l'incanto di Ave. Anche in questo caso l'elevata altitudine (1.100 m.) ed il crollo dell'economia agro-silvo-pastorale montana sono alla base del completo abbondono, solo ora ai primi tentativi di recupero. La sua splendida posizione e le ricche abetaie che la circondano sono infatti la ragione di un sia pur modesto (4 abitanti) reinsediamento abitativo.

Cerete fronteggia e domina il capoluogo, sulle pendici del Monte Secco, a 800 m. d'altezza. Con le località Staletti e Pizzoli conta circa 110 abitanti. E' presente ancora una modesta attività agricola.

La bellezza architettonica di Piazzolo è nota a molti esperti. Ancor oggi moltoi rimane di quell'arte rustica minore in molte abitazioni del XIV e XV sec., solo lievemente disturbate dalle recenti manomissioni. La sua altitudine relativamente modesta (780 m.) e soprattutto la sua vicinanza al capoluogo l'hanno mantenuta sufficientemente viva per impedirne l'abbandono. Con i suoi nuclei vicini del Ruch e del Botto Alto conta ancora 50 abitanti.

Marinoni è la prima contrada che si incontra risalendo la Valle dell'Acqualina lungo la strada comunale per Valcanale. E' sempre rimasta sufficientemente viva (180 abitanti) per il facile collegamento strdale, per la limitata altitudine (760 m.), per la sua felice posizione paesaggistica sulla sottostante valle. Recentemente oggetto di nuova espansione edilizia residenziale, in modo particolare di seconde case. Di particolare interesse l'abitato denominato "Marinoni Vecchio".

Anche la contrada di Rizzoli è tipicamente di orgine agricola. Attualmente, pur avendo perso la sua caratterizzazione originaria, è sufficientemente abitata (40 abitanti). Situata ad un'altitudine di 820 m. sorge lungo la strada per Valcanale e gode di una favorevole posizione paesaggistica. Anche per questo recentemente è ripreso lo sviluppo edilizio di seconde case.

Albareti è una piccola contrada situata a 840 m. che, a differenza di altre, si è insolitamente e sufficientemente conservata nelle sue antiche strutture. Vi risiedono ancora 30 abitanti.

Zanetti è l'antico avamposto dell'insediamento agricolo ed abitativo dell'ultima parte dell'Acqualina. Con Valcanale, da cui dipende come parrocchia e come servizi, essa rappresenta una delle posizioni turistiche più interessanti del Comune. La sua cospicua altitudine (970 m.) e le sue strutture abitative ben giustificano la presenza di più di 100 abitanti. Di un certo interesse è la meridiana che si trova sulla parete sud-est della chiesa.

Storia

I primi abitanti di questo arco alpino furoni i Liguri ad Occidente ed i Veneti ad Oriente tra cui vennero ad incunearsi i Galli Celtici, che ridussero progressivamente l'area precedentemente occupata dagli Etruschi (VI sec. a.C.).

Siamo quindi figli degli antichi Celti, che influirono molto sulle terre a Nord del Po prima che venissero defitivamente romanizzate. Toccò al console romano Marco Marcello metterli fuori combattimento. Nel 179 a.C. i Celti furono defitivamente dominati ed i passi alpini furono chiusi ad ogni ulteriore immigrazione. Col cadere di Roma imperiale crollano le dighe faticosamente costruite e di nuovo la fiumana barbarica irrompe violenta. Sembra proprio risalire a questo periodo il primo documento che riguarda Ardesio: in un atto del 15 maggio 409 si legge che Ardesio si sottomise alle orde di Alarico, re dei Visigoti, "con consegna comandata di armi e di uomini".

Nel 464 scendono gli Alani col loro re Bergeor, ma presso Bergamo la loro avanzata è interrotta da una sconfitta clamorosa; gli scampati alla strage riparano verso i monti della Presolana, ma a Pagherola, ai confini di Ardesio, furono uccisi dagli abitanti dei villaggi.

Il 17 agosto del 774 Carlo Magno dona alla Canonica benedettina di S. Martino di Tours parecchie terre del Serio tra cui Ardesio. Notevolissima fu in questo periodo l'influenza dei monaci benedettini, che bonificarono le molte zone incolte della Valle.

Il vescovo di Bergamo, Ambrogio, nel 1026 cedette in permuta alcuni beni "in contrada di Torino, entro la città di Pavia ed in contrada di Milano ed il prevosto di S. Martino di Tours gli cedette in iscambio tutti i beni di diritto della destra canonica posti in Val Seriana, in Bondione, Gandellino, Ardesio, Clusone, Gromo ed in altri luoghi".

Sucessivamente il vescovo Arnolfo venne in possesso delle miniere argentifere di Ardesio già acquistate nel 1077 da Gandolfo milanese dalla vedova di Alberico da Martinengo.

Nel 1156, in pieno Impero Romano Germanico, Federico Barbarossa dona al vescovo di Bergamo i distretti di Valle Seriana e Brembana. E fu in questo periodo che il potere del vescovo esercitò una politica altamente fiscale verso i nostri territori. Diede in feudo ad Oberto di Vimercate il territorio di Ardesio, ma le popolazioni si opposero con una resistenza che terminò nel 1179, quando il vescovo Guala riconsegnò al comune tutti i beni, fuorchè le miniere di argento ed il bosco Campello.

Dopo la vittoria dei Comuni contro il Barbarossa, asprezza inaudita raggiunse in alcuni borghi della Valle ed in certi momenti di passioni esasperate la lotta tra Guelfi e Ghibellini. Frati predicatori di concordia tra fazioni si presentano come mediatori. Toccò a Bernardino da Siena il successo: di lui si dice che sia passato in queste nostre contrade nei primi anni del XV secolo. Nel 1426 Venezia allargò i suoi confini, conquistò Brescia e Bergamo e si portò fino all'Adda. Un anno prima, Ardesio si era dato spontaneamente a Venezia.

La Repubblica confermò i privilegi e le franchigie già in vigore e divise il territorio in due "Quadre", la quadra di Ardesio e quella di Clusone. Fu un lunghissimo periodo vissuto all'ombra della Serenissima che tornò a vantaggio della nostra terra, ma che certamente non fu privo di oneri. In un documento di Francesco Donato del 1551 abbiamo notizie di soldati di Ardesio schierati con le truppe venete in difesa dell'isola di Candia contro le invasioni turche.

Tutto durò fino al 1797 quando a Bergamo le truppe napoleoniche scacciarono l'ultimo rettore di Venezia. Non mancarono in Valle Seriana manifestazioni di ostilità contro i nuovi arrivati, ma questi reagirono con durezza inaudita. A Clusone fu innalzato "l'albero della libertà" che Luigi Bana, un boscaiolo di Ardesio di 28 anni edde l'ardire di abbattere. Pagò con la vita il coraggioso gesto. Ormai siamo in piena decadenza economica, che si protrae anche dopo il 1814, quando al governo francese subentra quello austriaco. Ma il risorgimento è già in atto.

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