PROCESSO AL ZENERU' ARDESIO

Tutto come da copione: i testimoni favorevoli alla sua assoluzione non sono riusciti a convincere la giuria, Zenerù è stato condannato al rogo e brucerà nel grande falò del “Zenerù de Ardes”, questa sera, giovedì 31 gennaio.

Riproposto con successo lo scorso anno dopo anni di pausa, si è svolto questa mattina nella sala consiliare del Comune di Ardesio, il tradizionale “Processo al Zenerù” che ha coinvolto i ragazzi delle scuole elementari e medie di Ardesio. Protagonisti del processo i bambini delle classi quinte della primaria che si sono cimentati in una simpatica rappresentazione rivestendo i ruoli di giudice, avvocati per la difesa e l’accusa, giurati e testimoni a sostegno della colpevolezza e dell’innocenza di Zenerù, con loro anche gli alunni di quarta elementare e di prima media che hanno cantato tutti insieme la poesia del Zenerù di quest’anno.

Presenti anche i “Campanacci di San Mauro Forte” che dopo aver sfilato per le vie del paese accompagnati dai bambini della scuola dell’infanzia  e aver visitato i nonni del ricovero, hanno raggiunto la sala consiliare gremita, suonando i loro campanacci.

Accusato di aver portato freddo, neve e gelo il Signor Zenerù si è seduto al banco degli imputati, pronto per essere giudicato.Tra i testimoni per l’accusa due piastrellisti del paese, due calciatori e un’anziana del paese che hanno sottolineato i disagi arrecati da Zenerù e dal freddo, per la difesa invece il proprietario di una rivendita di videogiochi, una barista e i boscaioli che hanno chiesto che Zenerù fosse risparmiato.

Sentite tutte le testimonianze la giuria ha emesso il verdetto: «Colpevole!».

Zenerù è stato quindi condannato al rogo e questa sera sarà accompagnato da migliaia di persone in piazza e bruciato in un meraviglioso falò.

“Dessèt, desdòt, desnöf lè tròp…/e sicome so ècc e gòp/e pèr dèpiö so gnit a sòp/parte è ‘ndo co l’autostop” (Diciassette, diciotto, diciannove è troppo… e siccome sono vecchio e gobbo, e oltretutto son diventato zoppo, parto e me ne vado con l’autostop), hanno intonato i ragazzi, cantando la canzone scritta dall’eremita di Ardesio “Flaminio Beretta” con musiche del professor Giovanni Mocchi.

«È importante tramandare le tradizioni tra le nuove generazione, – ha detto Simone Bonetti, presidente della Pro Loco Ardesio, complimentandosi con i ragazzi e le insegnanti per il lavoro svolto – vi aspetto tutti questa sera al Zenerù”

Terminato il processo, la Pro Loco e il Comune hanno dato il benvenuto e presentando i “Campanacci di San Mauro Forte” che nel 2010 avevano accolto i Campanacci di Ardesio a San Mauro Forte in occasione della loro tradizione. “Non potevamo non ricambiare l’invito – ha detto Antonio Delbono, assessore con delega alle associazioni, commercio, sport, frazioni – abbiamo portato un po’ di Matera ad Ardesio”.

“Anche a San Mauro Forte ci impegniamo a tramandare la nostra tradizione tra le nuove generazioni – ha detto il sindaco di San Mauro Francesco Diluca raccontando il rito tradizionale che si lega alla festa di Sant’Antonio Abate – ringraziamo l’amminsitrazione e la pro loco per l’accoglienza”.

“Zenerù e il nostro rituale sono due riti apotropaici propiziatori con molte similitudini, a partire dall’uso dei campanacci” ha detto il presidente della Pro Loco di San Mauro Forte Francesco Laguardia invitando a scoprire le bellezze di San Mauro Forte e di Matera.

Al termine della mattinata lo scambio di doni tra le due amministrazioni e le due pro loco: targhe, campanacci e prodotti tipici dei due territori.

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